Cessione del Quinto per Dipendenti di Scuole Private

La Cessione del Quinto è una particolare forma di finanziamento personale a condizioni agevolate alla quale, virtualmente, ogni dipendente con contratto a tempo indeterminato potrebbe accedere.

Venne ideata sotto il regno di Vittorio Emanuele II, nella seconda metà del XIX secolo, per offrire ai lavoratori dello Stato una forma di prestito più semplice, sicura e conveniente di molte altre allora in voga. Nel periodo d’oro che seguì la fine della Seconda Grande Guerra, poi, per decreto del Presidente della Repubblica, la Cessione del Quinto entrò a pieno titolo nel sistema legislativo italiano con la promulgazione del DPR 180/50 e l’annesso decreto attuativo 895/50. Esso ne disciplina ogni aspetto, andando a regolamentare elementi come il calcolo esatto della rata che, altrimenti, comprensiva di imposte, trattamento di quiescenza e ritenute, avrebbe potuto superare il quinto del salario; oppure la necessità che il richiedente presentasse una certificazione medica provante l’assenza di patologie potenzialmente letali. Per circa un secolo e mezzo i dipendenti statali sono rimasti gli unici beneficiari di questa forma agevolata di prestito. Poi, nel 2005, con la Legge 80/2005, la possibilità di richiedere la Cessione del Quinto viene estesa anche al privato. Cosa più importante, la Legge 80 del 14 maggio 2005, toglie all’INPDAP il monopolio delle polizze assicurative sulla Cessione del Quinto, consentendo anche agli enti privati la possibilità di trattarle ed emetterle.

Dunque, la Cessione del Quinto consiste in un finanziamento basato sul 20% dello stipendio netto del richiedente, cioè il famoso quinto dal quale prende il nome. La rata viene trattenuta direttamente dalla busta paga del dipendente, per la durata in mesi del prestito. Questo periodo è compreso tra un minimo di 24 mensilità (due anni) e un massimo di 120 mensilità (dieci anni). Ovviamente, più alto è il numero di mensilità coinvolte nella Cessione del Quinto di stipendio, maggiore sarà l’entità del finanziamento ricevuto e più lungo il vincolo sul salario.

È quindi il datore di lavoro a incaricarsi di versare, ogni mese, la quota detratta dallo stipendio all’istituto che ha erogato il prestito al suo dipendente: per i dipendenti statali il garante sarà lo stesso Stato; per i dipendenti privati è invece l’azienda per cui lavorano; in fine, per i pensionati non di guerra il garante del prestito è l’ente erogatore della pensione, cioè l’INPS. In questa semplice ma efficace forma di cessione, ponendo a garanzia la solidità della propria impresa, il datore di lavoro ricopre dunque un ruolo molto importante che, in alcuni casi, si rivela decisivo.

Tutti i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato ed ex dipendenti in pensione possono richiedere la Cessione del Quinto, persino cattivi pagatori e protestati, oppure se hanno in corso altri finanziamenti. Ma non tutti riescono a ottenerla.

Per assicurarsi la sopravvivenza, gli enti di credito e le Banche devono tutelare il capitale che investono e avere certezza che rientri per intero, comprensivo delle spese e degli interessi pattuiti al momento della stipula del contratto coi propri debitori. A causa del periodo di crisi affrontato negli ultimi anni, gli istituti bancari e creditizi hanno acquisito maggior sensibilità sulle evenienze di insolvenza, e dunque, la quantità di garanzie che richiedono per concedere la Cessione del Quinto è aumentata.

Per i dipendenti pubblici è più semplice ottenere la cessione del quinto (anche la cessione del quinto per insegnanti) poiché a garantire per loro c’è lo Stato, ovvero una ‘società’ solida dal punto di vista finanziario, che difficilmente potrebbe fallire. Inoltre, l’anzianità minima di servizio richiesta a dipendenti statali è di tre mesi. Ai dipendenti privati gli enti erogatori della Cessione del Quinto sono costretti a richiedere maggiori garanzie. Per esempio, la Banca potrebbe rifiutare il finanziamento a lavoratori di un’azienda che abbia meno di sedici persone alle proprie dipendenze, poiché anche il numero di dipendenti fornisce indicazioni sulla solidità della ditta: se troppo basso, può essere indice di fragilità finanziaria.

Il discorso si complica ulteriormente se riferito ai dipendenti di scuole private. Per quanto concerne gli addetti a mansioni di segreteria, i bidelli e, in generale, tutto il personale non docente, rimangono validi i medesimi principi di valutazione adottati per i dipendenti privati. Per il personale docente, invece, l’istituto di credito attuerà ulteriori parametri di valutazione prima di concedere la Cessione del Quinto. Oltre alla solidità della scuola privata in cui l’insegnante presta servizio, potrebbe, per esempio, richiedere che sia di ruolo e rifiutare il prestito a un docente precario, con contratto a tempo determinato rinnovabile di anno in anno, oppure esigere un’anzianità minima di servizio.

In linea di massima, richiedere la Cessione del Quinto è diritto e facoltà di tutti i dipendenti delle scuole private. Il datore di lavoro ha l’obbligo di accettare la richiesta e quello di pagare puntualmente ogni rata. Egli, tuttavia, può rifiutarla nel caso in cui il dipendente di scuole private abbia già una Cessione del Quinto in corso, ma soltanto se l’importo totale, tra la vecchia e la nuova Cessione, supera il 20% del suo stipendio. In caso contrario, questa tipologia di cessione prende il nome di Cessione del Doppio Quinto o Prestito con Delega. Per finire, il datore di lavoro può rifiutare la richiesta del proprio dipendente se ne abbia estinta una a suo carico da meno di due anni, periodo di tempo che varia a seconda della lunghezza del finanziamento; nel caso di un prestito dilazionato su 120 mesi, cioè il limite massimo, questo lasso di tempo è fissato a cinque anni.

Quanto alle garanzie che gli istituti di credito e le Banche che erogano il finanziamento richiedono ai dipendenti delle scuole private, può essere domandata una anzianità di servizio minima, che varia parecchio a seconda dell’ente erogatore, dai due ai cinque anni e oltre. Alcuni enti creditori, di conseguenza, prendono in considerazione l’entità del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) maturato dal richiedente, come ulteriore garanzia per tutelarsi da casi di licenziamento, dimissioni, fallimento della scuola privata, eccetera, che impedirebbero al dipendente di ripagare le rate e all’istituto creditizio di rientrare del prestito. Nell’eventualità in cui il dipendente della scuola privata abbia già usufruito di acconti dal proprio TFR, potrebbe vedersi rifiutare la richiesta di Cessione del Quinto o incontrare difficoltà maggiori per ottenerla. Tuttavia, esistono anche finanziamenti che non contemplano il coinvolgimento del TFR, propriamente chiamati Cessione del Quinto ‘no TFR’.

Obbligatorio per ogni dipendente di scuole private è sottoscrivere una polizza assicurativa, a ulteriore tutela dell’istituto creditizio. La polizza andrà a coprire l’intero ammontare del prestito nei casi di morte o perdita dell’impiego del contraente. Sono da tenere in considerazione i costi di questa polizza, che verranno detratti in un’unica soluzione dall’ammontare del prestito; in mano al dipendente della scuola privata arriverà, perciò, il saldo del finanziamento al netto del costo della polizza assicurativa.

Sia per i dipendenti delle scuole private che per gli ex dipendenti in pensione vi è anche un limite di età, oltre il quale la Banca o l’istituto di credito può rifiutare la richiesta del quinto. Anche in questo caso, non essendo regolamentati da alcuna legge ma stabiliti di volta in volta dalle linee contrattuali, possono variare parecchio a seconda della Banca o dell’ente creditizio. Per i dipendenti delle scuole private ancora in servizio, il limite massimo entro il quale poter chiedere il prestito è sicuramente inferiore ai settant’anni, cioè entro e non oltre il compimento del sessantanovesimo anno di età. Mentre per i pensionati delle scuole private questo limite può andare dagli ottanta agli ottantotto anni. Di rado Banche e istituti di credito concedono la Cessione del Quinto a pensionati d’età pari o maggiore ai novant’anni, e in ogni caso mai un finanziamento rateizzato sul limite massimo di mensilità.